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	<title>riflessioni vangelo lavoro &#8211; Acli Provinciali di Frosinone</title>
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		<title>Perché “vita cristiana”?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2023 13:13:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-converted-space"> </span>L’uso e, a volte l’abuso, della formula utilizzata su social, siti internet, giornali cartacei e on line, merita un approfondimento, soprattutto perché la si incontra spesso nel Catechismo della Chiesa Cattolica, gli esperti contano ben 36 volte. Gironzolando su internet ci imbattiamo in un bellissimo articolo di Luis Gallo, Salesiano, docente emerito di teologia dogmatica che tenta, con un certo successo, di fare luce sulle parole: <b>vita cristiana</b>. Egli scrive: “<i>La prima cosa da rilevare, prendendo in considerazione il sostantivo dell’espressione in questione, è che il cristianesimo è, precisamente, questo: una vita” </i>Quando si parla di vita intesa nel senso cristiano, non ci si può limitare alla pur essenziale adesione alle dottrine proclamate dalla chiesa o alla partecipazione ai riti sacramentali che sono un punto fermo dell’identità cristiana. “<i>E’ indiscutibile che per essere cristiani si richiede l’adesione a delle verità rivelate da Dio e trasmesse attraverso le Scritture e il Magistero della chiesa </i>(…) <i>ma occorre però ricordare che l’adesione a tali verità ha un valore solo strumentale, non finale. Le verità della fede vanno conosciute nella loro precisa significazione e l’adesione ad esse è indispensabile in quanto sono delle verità salvifiche</i>”. Se si dimentica questo rapporto funzionale, questa strumentalità, il rischio è che vita e fede divergano, è pertanto necessario che “<i>oltre all’adesione a delle verità di fede, per essere cristiani occorre anche aderire a delle norme morali che la chiesa enuncia come attuazioni concrete delle istanze evangeliche”. </i>Senza scadere nell’ossessione che, di fatto, qualche volta, ha connotato alcuni documenti magisteriali, diviene fondamentale quella componente morale imprescindibile per cui: “<i>chi segue il Vangelo non può assumere certi comportamenti che gli sono chiaramente contrari</i>”. Viene naturale pensare all’ottavo comandamento: “<i>non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo</i>”. Nella catechesi della Chiesa Cattolica si legge: “<i>L&#8217;ottavo comandamento proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è verità e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell&#8217;Alleanza”. </i>L’esortazione della Chiesa ci impegna nella vita in modo concreto; non può sfuggire a nessuno che il valore del comandamento propone una convergenza tra verità di fede e morale e, nel contempo, di una concezione virtuosa delle relazioni umane, fondata sulla lealtà di quel patto comunitario che ci definisce come cittadini. La <b>vita cristiana </b>non è quindi soltanto adesione alle verità dottrinali, né mera osservanza di prescrizioni morali o partecipazione ad atti di culto, essa è molto di più: è la nostra intera esistenza vissuta all’insegna della proposta di Gesù Cristo nel suo messaggio evangelico.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>08/04/2023<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Maurizio Paolucci<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Anziani e vita cristiana</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2023 13:11:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Tra i primi a riconoscere il Messia nel piccolo Gesù portato al tempio per i riti che accompagnavano la nascita, sono gli anziani Anna e Simone. Non si tratta di una conoscenza fondata sullo studio ma sull’esperienza, che non è solo esperienza pratica ma anche maturità di sentimenti, quella maturità che rende saggi e che ... <a title="Anziani e vita cristiana" class="read-more" href="https://www.aclifrosinone.it/2023/05/03/anziani-e-vita-cristiana/" aria-label="Per saperne di più su Anziani e vita cristiana">Leggi tutto</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Tra i primi a riconoscere il Messia nel piccolo Gesù portato al tempio per i riti che accompagnavano la nascita, sono gli anziani Anna e Simone. Non si tratta di una conoscenza fondata sullo studio ma sull’esperienza, che non è solo esperienza pratica ma anche maturità di sentimenti, quella maturità che rende saggi e che riempie di un’energia che nulla ha a che fare con la forza fisica ma che rappresenta comunque un poderoso strumento in grado di aprire le porte della verità. In latino, la parola <i>senex</i>, anziano, deriva a sua volta dalla radice indoeuropea <i>san</i>, che vuol dire produrre e cedere energia. L’anziano è dunque l’uomo dell’esperienza pratica, della sapienza di vita, che ha vissuto personalmente molte delle vicissitudini di cui parla oppure le ha viste vivere da altri e ne ha tratto degli insegnamenti preziosi. E’ un fuoco ardente che non aspetta altro che di incendiare gli animi di chi si affaccia alla vita e che non può che trovare beneficio dal calore scaturito dalle fiamme dell’esperienza di chi lo ha preceduto. Tutto questo rappresenta un valore solo se non si assottiglia quel filo rosso intergenerazionale che tiene uniti i giovani agli anziani. Un filo rosso che parte dal rispetto e la cura degli anziani e arriva fino alla consapevolezza che ognuno di noi, se si guarda nello specchio del tempo, è un anziano. La sensazione che vi sia una cesura tra generazioni sta nei fatti. L’egoismo imperante affolla gli ospizi. I giovani, distratti dall’idea di un mondo che deve essere conquistato, mettono da parte “i vecchi” perché rappresentano un peso di cui liberarsi senza però rendersi conto che in questo modo rompono quel patto tra generazioni che li vedrà messi da parte nel momento in cui saranno loro stessi, ad essere “i vecchi”. Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, impegnato da anni nella difesa dei diritti degli anziani, in particolare sul diritto di questi all’assistenza sanitaria domiciliare, è stato tra coloro che si è battuto per l&#8217;approvazione in Senato del decreto legge n. 506 sulle deleghe al Governo in materia di politiche per le persone anziane. Uno degli obiettivi è il riconoscimento del diritto delle persone anziane alla continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio e dal principio di semplificazione e integrazione delle procedure di valutazione della persona anziana non autosufficiente. Più nel dettaglio, il provvedimento riguarda la tanto attesa integrazione fra sociale, sanitario e assistenziale, la realizzazione di un vero <i>continuum </i>assistenziale per la presa in carico delle persone anziane sul territorio ed in particolare presso la loro abitazione. La finalità è essenzialmente quella di non sradicare l’anziano dal proprio domicilio e, a un tempo, rendere possibile una convivenza non conflittuale tra genitori anziani, figli e nipoti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><i>“Ogni anziano che muore è paragonabile ad una biblioteca che brucia.”<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p>15/04/2023<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;">Maurizio Paolucci<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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